Le novità sulle riduzioni fino al 50% per le seconde case non locate.
Il decreto del 6 novembre 2025 pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze introduce importanti aggiornamenti all’allegato relativo alle agevolazioni IMU. L’obiettivo è rendere più coerente la tassazione immobiliare rispetto all’utilizzo effettivo degli immobili, con particolare attenzione alle seconde case non locate.
La novità principale riguarda la possibilità concessa ai Comuni di applicare riduzioni fino al 50% dell’IMU su specifiche tipologie di immobili. Una misura che, pur non essendo obbligatoria, apre scenari interessanti, soprattutto in città complesse come Milano, dove il peso delle seconde case è rilevante e il mercato immobiliare ha dinamiche molto diverse rispetto ad altri territori.
Milano e IMU: il contesto da conoscere
Milano è uno dei Comuni italiani con il maggior numero di:
- seconde case a uso investimento
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immobili “a disposizione” non locati
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immobili non residenziali con utilizzi molto variabili
Storicamente, Milano ha adottato un approccio prudente nell’intervenire sulle aliquote, perché l’IMU rappresenta una voce significativa del bilancio comunale.
Perché questo decreto è importante
L’obiettivo principale del provvedimento è duplice:
- rafforzare il potere decisionale dei Comuni in materia di IMU
- offrire ai proprietari un possibile alleggerimento fiscale sulle proprietà non utilizzate come abitazione principale
Il decreto non stravolge il sistema IMU, ma ne affina i criteri, offrendo ai Comuni nuove possibilità per differenziare il prelievo fiscale in base all’effettivo utilizzo dell’immobile.
Una misura che può incidere in particolare sui proprietari di seconde case non locate o non utilizzate, categoria spesso al centro dei dibattiti sulla tassazione immobiliare.
La novità centrale: riduzioni fino al 50%
Il decreto apre ai Comuni la possibilità di applicare riduzioni dell’IMU fino al 50% per:
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seconde case non affittate
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immobili non utilizzati
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immobili inagibili o in condizioni particolari già valutate dalla normativa
Questo nuovo limite è una facoltà, non un obbligo e ogni Comune potrà valutare se introdurre o meno queste agevolazioni in base:
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alle esigenze di bilancio locale
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alle politiche di gestione del patrimonio immobiliare
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alla situazione del mercato abitativo del territorio
La misura punta a migliorare la coerenza tra tassa e utilizzo reale dell’immobile, evitando eccessi di tassazione su proprietà che non generano reddito e che non gravano sui servizi pubblici come una residenza abitata.
Cosa NON cambia
Il decreto del 6 novembre 2025 non modifica:
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l’esenzione IMU per l’abitazione principale (tranne le categorie di lusso A/1, A/8 e A/9)
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le agevolazioni già previste per gli immobili concessi in comodato d’uso a parenti di primo grado
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le riduzioni già operative per gli immobili dati in locazione a canone concordato
Rimane valido l’impianto generale dell’IMU, così come la distinzione tra abitazione principale e immobile “a disposizione”.
Comuni più liberi, proprietari più consapevoli
La nuova flessibilità concessa ai Comuni apre scenari differenziati sul territorio: alcuni potrebbero sfruttare la possibilità per alleggerire il peso fiscale sulle seconde case inutilizzate, altri potrebbero scegliere di mantenere le aliquote invariate per esigenze di bilancio.
Per i proprietari, questo significa una cosa sola: bisognerà monitorare attentamente le delibere comunali IMU, perché le differenze fra Comune e Comune potrebbero ampliarsi.
